La nuova creazione di Nadia Beugré scava nella terra natia, riportandola all'infanzia, al villaggio di Yikakou. Un ritorno impossibile a un villaggio segreto e fantastico, un'altra Macondo perduta in Costa d'Avorio, il villaggio delle sue nonne, il villaggio dove è cresciuta. Un villaggio che non esiste più: la foresta lo sta ormai ricoprendo il villaggio e la sua terra è stata maledetta. Il viaggio condurrà alla figura della nonna che ha dato il nome a Beugré, “Gbahihonon”, la “donna che dice ciò che vede”. Il viaggio seguirà le orme di altre donne potenti, spesso dimenticate che, nell'ombra della memoria collettiva, hanno fatto e disfatto imperi e lignaggi, come Dô-Kamissa. Offesa dal fratello, Dô-Kamissa si trasformò in bufalo per devastare le sue terre e impose abilmente il matrimonio del re, Naré Maghann Konaté, con Sogolon Kandé, la donna gobba. Da questa singolare unione nacque Soundiata Keita, dando vita a un'epopea che attraversa i secoli da allora. Con la generosità e l’esplosività che caratterizza la sua presenza in scena, Nadia Beugré si lascia abitare da queste voci, tra memorie collettive, rituali e ricordi intimi. Ad accompagnarla sul palc due donne: una griot, portatrice di clan e storie dimenticate, e una musicista. Entrambe fanno eco e testimoniano la sua storia.
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