Whatever I am / let it be seen è un’elegia, una preghiera, porta il tono della tragedia. Un canto liturgico per tutto quello che sta tornando alla terra, per essere trasformato. Una comunanza con gli spiriti, un modo elementare di stare nel corpo. Riprende la dimensione esperienziale della danza, l’importanza centrale di ciò che è effimero e catartico. In un momento in cui siamo chiamate a sentire più che mai il peso schiacciante di ciò che non può essere più, Giorgia Ohanesian Nardin si rivolge al corpo e alla sua esperienza, ancorando una percezione sensibile e necessaria, trasformativa. “Voglio partire dalla danza come pratica inspiegabile, ingiustificabile, percepibile e vivibile e attraversabile, disegnarla come esperienza completa, forse antica. Accordare spazio al sapere eccellente che è stare nel corpo, che non ha bisogno di essere contestualizzato, immaginando di liberarlo dal giogo stretto della relazione con la teoria, con il contesto, con la giustificazione. Un funerale di tutte le cose che non possiamo più reggere.”
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