AL CENTRO DI ROMA - ciclo "Idee e figure. Storie di strategie innovative per l’architettura" AL CENTRO DI ROMA. STORIA, ARTE, ARCHITETTURA, ARCHEOLOGIA E FILOSOFIA Rassegna a cura di Edith Gabrielli Ciclo Idee e figure. Storie di strategie innovative per l’architettura a cura di Orazio Carpenzano, Preside della Facoltà di Architettura "Sapienza", Università di Roma CONFERENZA Giorgio de Finis, antropologo, artista, curatore indipendente presenta Fare città. L’arte come pratica edificante introducono Edith Gabrielli e Orazio Carpenzano Che l’arte sia parte costitutiva della città è cosa banale a dirsi. La sua presenza è sotto gli occhi di tutti, e sempre più chi vive nelle cosiddette città d’arte è consapevole di quanto la ricchezza di questo patrimonio, in termini di quantità e qualità, può arrivare a condizionarne funzionamento e fruizione, stringendo la città nella doppia morsa della tutela e dello sfruttamento. Quello su cui si cercherà di ragionare è se e come l’arte possa farsi pratica edificante, avvicinandosi un po’ a quello che fa l’architetto; se possa cioè avere tra i propri obiettivi la costruzione dello spazio urbano, sia quello fisico, sia quello più propriamente politico e sociale. I casi studio che tratteremo come esemplificativi hanno tutti a che fare con l’istituzione museale, musei “relazionali” ripensati alla stregua di una città in miniatura dove sperimentare (con un attrito minore, quasi ci si trovasse in un laboratorio) la trasformazione e al tempo stesso dove praticare ed esercitare la democrazia. Giorgio de Finis, antropologo, artista, curatore indipendente. Ha ideato il MAAM Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia e diretto il Museo di arte contemporanea di Roma con il progetto sperimentale MACRO Asilo. Attualmente dirige il Museo delle periferie di Roma e il Museo di arte contemporanea Vittoria Colonna di Pescara. Questo nuovo ciclo di conferenze continua, come per le precedenti edizioni, a porre in tensione i rapporti non sempre facili tra la teoria e il progetto di architettura, che sono nella intrinseca natura della ricerca scientifica e accademica, ma anche nella qualità di ogni azione progettuale che aspiri a un senso culturale oltre che sociale. È una tensione che si dispiega attraverso i nodi critici e multidimensionali che caratterizzano il tempo del nostro mondo, sulla sua forma e su tutte le relazioni possibili che l’architettura instaura con le differenti realtà, economiche, politiche, sociali, religiose, ecc. La cultura architettonica è ancora capace di offrire un quadro interpretativo sulle condizioni complesse del presente? Avverte l’Architettura la responsabilità di trasmettere al futuro valori condivisi sui temi ambientali che vanno dalla vulnerabilità degli ecosistemi alle diseguaglianze sociali? Il progetto ha sempre più bisogno di azioni intersettoriali e di transdisciplinarità, di approcci sistemici e processuali, di una comunicazione che possa consentire all’architettura di tornare ad essere un linguaggio aperto, capace di arrivare alle persone, con la forza necessaria per orientare e indirizzare verso comportamenti virtuosi. Su queste premesse credo sia necessario proseguire la riflessione critica coinvolgendo alcune figure operanti che, a vario titolo e secondo coni ottici differenti, tentano di coniugare nella propria esperienza progettuale, appunto, riflessione teorica e prassi e le cui opere sono l’evidente e limpida testimonianza di una ricerca essenziale per comprendere il ruolo dell’Architettura e la natura del progetto architettonico. Per scoprire tutti gli appuntamenti della rassegna: vive.cultura.gov.it
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