
L’ispirazione dell’opera affonda le radici nell’agosto del 1960, quando la voce di Maria Callas risuonò nell’eterno silenzio del teatro di Epidauro, interpretando la Casta Diva di Bellini dinanzi a migliaia di spettatori, in un luogo consacrato all’antico rito del teatro. Come le maschere tragiche che un tempo riecheggiavano sulle pietre millenarie dell’Argolide, la Divina incarna la voce assoluta: erede di una civiltà che elevò il canto a forma di sacralità. Nella statua di Floros, Maria Callas è avvolta in un panneggio all’antica, ispirato alle figure muliebri dell’arte classica, in ideale dialogo con le Cariatidi, le Korai e le figure femminili dell’antichità ellenica. Nel palmo di una mano reca il sonogramma della propria voce nell’aria Casta Diva, dalla Norma di Vincenzo Bellini: così...
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