
Peccato che fosse una sgualdrina, esplora il desiderio proibito come forza inconscia capace di travolgere ogni equilibrio, trasformando l’amore in autodistruzione. Ford smaschera l'ipocrisia delle norme pubbliche e private, interrogando il valore della legge divina o razionale, quando la passione annulla il libero arbitrio. Svela la fragilità e l’ipocrisia delle leggi morali e religiose, incapaci di contenere la potenza della passione. Attraverso corpo, colpa e violenza, il teatro diventa specchio dell’ambiguità umana, costringendo lo spettatore a un confronto scomodo e senza risposte definitive.
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