
Annibale Ruccello, scomparso a trent’anni nel 1986, autore di culto dalla voce lirica e beffarda, espressiva di una generazione ansiosa di ricreare un teatro nuovo e dentro la realtà, ma capace anche di ridere nella tragedia. La sua scrittura, un “musicale scassato, minimale”, che oscilla tra dialetto e parodia dell’italiano televisivo, intrecciando echi storici col quotidiano. Un quotidiano insulso per queste “mamme” – che tutte si chiamano Maria – con un immaginario forgiato da TV e pallone, sogni di elevazione sociale non realizzati, fino al delirio mistico ai bordi della follia. Divertente e doloroso, Ruccello indaga il lato oscuro delle figure femminili che lui stesso ha interpretato in scena.