Il rito, diretto da Alfonso Postiglione e organizzato dal Teatro Vascello, si ispira al film omonimo di Ingmar Bergman del 1969. La trama ruota attorno a tre artisti di varietà: i coniugi Hans e Thea, e Sebastian, l'amante di Thea, che vengono accusati di oscenità per un numero del loro spettacolo. Il giudice Abrahmsson, incaricato di indagare, non riesce a comprendere la situazione solo attraverso i colloqui, quindi decide di assistere alla loro performance nel suo ufficio, un'esperienza che avrà effetti inaspettati su di lui. Il tema centrale dell'opera è la censura e l'impossibilità di contenere l'impatto provocatorio dell'arte. Durante l'istruttoria, che passa da un tono cerimonioso a uno più aggressivo, emergono le fragilità e le vanità dei personaggi, mentre il giudice stesso viene messo alla prova nella sua identità repressa. Alla fine, la vita stessa viene messa sotto accusa, rivelando la sua oscena complessità e costringendo i protagonisti a confrontarsi con le proprie colpe, incluso il semplice fatto di esistere.
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