

Luogo dell'evento
Museo d'arte contemporanea in ex birrificio, con bar elegante e libreria.
Separati (l’anima non è mai accessibile) ognuno lavora per l’altro, ognuno sogna a due l’Oriente dell’uno e l’Occidente dell’altra. Due culture e la ricerca comune di luoghi propizi. Federica Luzzi attraverso la trepidazione continua del corpo, il paralizzante senso femminile; Naoya nell’unica consolazione di essere infantile. Entrambi con la paura dell’esproprio (la mostra stessa è solo una breve concessione di suolo), e nella consapevolezza che neppure l’arte basta. Tutte le opere di Luzzi e di Takahara, nel desiderio di ubbidire al mondo, disattendono gli ordini del mondo (l’ammaestramento della famiglia e della scuola, la felicità certa del conformismo, la fede nella pubblicità) e si perdono e incantano nel tentativo di capire perché accada questo, perché, come diceva la poetessa ...
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