
Una musica di violino storpiata, un’anima in frantumi, anzi due. Madre e figlia: un’unica voce. La separazione è strapiombo. La fine, buio: nessuna indulgenza. Cosa ci rende ciechi e ci impedisce di vedere? Chi, di noi, resiste, rimane inerte, complice? È una domanda che mi sono fatta più volte. Chi sono, dove sono, mentre la vita scorre attraverso di me. La scena: una madre sulla soglia. La torba che è vita. Semi che possono crescere, oppure no. Echi di voci, energia vitale, di Anna e i suoi sogni e poi il silenzio, e il rimbombo storpiato della voce di lui, cantante rock dalle mani violente. Questo racconto di Dacia Maraini tratto dalla raccolta L’Amore rubato, si ispira a una terribile storia vera che mi aveva molto colpito quando vivevo a Parigi. La giovane attrice in questione er...
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